Paleo e incremento della massa magra

Paleo diet per atleti
Ciò vuol dire i principi della Paleo Diet vanno bene per tutte le persone normali, per tutti gli sportivi di discipline di resistenza (esiste un bellissimo libro di Cordain dedicato solo a questo argomento “Paleo Diet for athlets”, purtroppo disponibile solo in inglese) e anche per chi vuole aumentare di massa muscolare come i natural body builder. L’ esperienza però ha dimostrato chiaramente che in diversi soggetti la paleo diet classica funziona “troppo”, cioè permette un dimagrimento straordinario e un accelerazione metabolica tale che pur mangiando quantità enormi di cibo, non si riesce a mettere massa muscolare. Personalmente ho visto diversi atleti reagire in questo modo e molti altri mi hanno scritto lamentandosi che utilizzando l’ approccio di Cordain da me consigliato proprio in questa rubrica, li ha fatti dimagrire in modo eccessivo.
Ora, vorrei far notare che lamentarsi di una dieta perché fa dimagrire, pur mangiando a quantità illimitate tutto il giorno, ha  veramente del paradossale! Ma come, con l’ approccio paleolitico forse l’ umanità si potrebbe liberare del sovrappeso, dell’ obesità, del diabete e di tutte le malattie cronico-degenerative, senza peraltro sacrifici legati alla schiavitù della conta calorica, a tristi mini-porzioni di cibo e non va nemmeno bene?!  Ma un problema nasce lo stesso e cioè che nell’ era della caccia-raccolta non praticavamo body building e quindi il nostro organismo è tarato sulla paleo diet per la bassa percentuale di grasso, sull’ efficienza fisica e anche per una buona muscolatura, ma non era previsto certo di fare 150 di panca,  250 di squat o di avere 42 di braccio!
Questi obiettivi hanno bisogno di un surplus di nutrienti, in quanto al di fuori della normale richiesta energetica richiesta da caccia-raccolta-spostamenti da un territorio all’ altro, che richiedevano un fisico forte, agile ma non troppo pesante.  In realtà la dieta cavernicola in molti soggetti riesce a fare questo lo stesso, ma per questioni genetiche, etniche e di metabolismo alcuni hanno bisogno di un surplus di nutrienti; e qui nasce il problema.
Si, perché ho provato fargli aumentare la frutta, ma più di tanto non è possibile perché non facile mangiare chili di banane, mele, ecc. durante la giornata, senza contare che alcuni non la sopportano in quelle quantità e inoltre c’è il rischio di avere sempre lo stomaco gonfio. Allora ho tentato con la frutta secca, anche diversi etti al giorni di pinoli/mandorle/noci, ma essendo paleolitici non ti facevano “ingrassare” nemmeno a morire! (p.s. i pinoli per la metà sono grassi, ma la gente dimagriva pur assumendone ad ettate… bronto-nutrizionisti nazional statali, lasciate perdere, sto lavoro non è per voi, non siete proprio portati, non ne azzeccate una che è una). Non restava altro che inserire un cibo ad alta densità calorica non paleo, che avesse comunque delle caratteristiche neutre di tollerabilità nutrigenomica, senza glutine e ho scelto di inserire il buon vecchio riso.
Paleo e incremento della massa magra
I risultati non si sono fatti attendere, perché in questi soggetti il dimagrimento si è arrestato e nel contempo la massa magra è iniziata finalmente ad aumentare. Per fortuna il riso sembra essere tollerato dalla maggioranza delle persone, molto probabilmente perché non contiene il deleterio glutine, una proteina presente in alcuni cereali quali frumento, avena, orzo, segale, farro, kamut, spelta e triticale. Il valore nutrizionale del glutine è, oltretutto, molto scarso e la funzione principale svolta da questa proteina, infatti, è quella di “collante”, ossia di tenere insieme la farina di grano per consentirne la panificazione e questa qualità viene sfruttata industrialmente come collante per l’apprettatura di carte e tessuti. Quindi ogni volta che mangiate pane e pasta è come ingerire della colla appiccicosa e iniziate a pensate con quali problemi il vostro stomaco e l’ organismo intero debba gestire questo simpatico “blob”. Inoltre durante la durante la digestione intestinale il glutine si idrolizza in peptidi. La digestione avviene ad opera di transglutaminasi intestinali che modificano la glutammina e nei soggetti predisposti alla celiachia si sviluppano anticorpi antitransglutaminasi che determinano un processo infiammatorio e le alterazioni patologiche a carico dei villi intestinali. Inoltre alcuni peptidi derivati dal glutine in soggetti sensibili provocano reazioni immunitarie molto gravi. In questi casi i linfociti T (fondamentali “soldati” del sistema immunitario provenienti dal timo) non trovando organismi estranei, attaccano le cellule dei villi intestinali. Questa condizione patologica non è altro che il famigerato morbo celiaco, capace anche di portare ad anemia, tumori e morte.
Quindi, ricapitolando, i consigli per una buona alimentazione paleolitica sono:
Fare tanti piccoli pasti e non pochi e abbondanti; si riduce così anche la stimolazione ormonale (insulinica) rispetto a quella provocata da pasti più abbondanti e concentrati.
Mangiare carne rossa o bianca (anche se quella di oggi è trattata rispetto a milioni di anni fa e perde molti valori nutrizionali rispetto a quella paleolitica; non è un caso che agli animali da allevamento venga dato del mangime con dentro cereali, quando erano liberi, invece, mangiavano ciò che la natura gli aveva imposto) e carboidrati presi dalla frutta e dalla verdura, evitando proprio pasta, pane, biscotti, fette biscottate, riso e tutti i derivati dei cereali
Dissociare correttamente gli alimenti, cioè evitare di mischiare proteine diverse tra loro, in questo modo ogni alimento potrà essere digerito ed assorbito meglio dal corpo.
Fare attività fisica: l’uomo paleolitico andava a cacciare per procurarsi il cibo, non stava seduto su un divano a guardare la tv, e faceva una lotta per uccidere l’animale; ora invece andiamo al supermercato ed è già tutto pronto, quindi è molto importante fare dello sport.

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